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Complicanze a fine gravidanza: le più frequenti

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Preeclampsia, diabete, placenta previa e altri: ecco le più frequenti complicazioni a fine gravidanza che non bisogna mai sottovalutare

Complicazioni a fine gravidanza

Sono numerosi i controlli, gli esami e le ecografie che vengono eseguiti durante i nove mesi di gravidanza. E sono finalizzati non solo a valutare il corretto sviluppo del feto, ma anche lo stato di salute della madre. Ecco quali sono le possibili complicazioni a fine gravidanza e che possono presentarsi dopo il secondo trimestre. Si tratta di problematiche che vanno strettamente monitorate per evitare rischi per la salute di mamma e bambino e quelli di un parto prematuro.

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Gravidanza a rischio

Cosa si intende con il termine generico di gravidanza a rischio? Dal punto di vista legale si riferisce ad una serie di condizioni che possono compromettere il corretto e sano sviluppo del bambino, mettere a rischio la salute della mamma o l'andamento della gravidanza stessa. In questo senso, quindi, la donna incinta che lavora può chiedere un congedo di maternità anticipata laddove le condizioni di lavoro possano compromettere la gravidanza e il suo buon esito. Ma la maternità anticipata può essere richiesta anche se dai primi controlli ecografici si evince una qualche anomalia nell'impianto dell'embrione, nello sviluppo fetale, nella gravidanza in sé.

Se durante le prime ecografie, ad esempio, emerge un piccolo distacco della placenta la donna verrà messa a riposo per qualche giorno, verrà prescritta una terapia, molto spesso a base di progesterone, e si parlerà di gravidanza a rischio fino al successivo controllo ecografico. Si usa lo stesso termine per indicare tutte quelle complicanze che possono insorgere nei nove mesi di gestazione e che richiedono riposo assoluto.

Complicazioni al secondo trimestre

Nel secondo trimestre vengono effettuati i soliti esami e controlli di routine, come ecografie ed esami del sangue e delle urine, che servono non solo a valutare lo sviluppo e l'accrescimento del feto ma anche lo stato di salute della mamma. Tra i problemi che possono presentarsi in queste settimane troviamo:

  • Diabete gestazionale: in genere è una condizione cui si era già predisposte e che può svilupparsi nel corso della gravidanza. Il diabete gestazionale viene detto diabete mellito e aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 dopo il parto. Il diabete in gravidanza è detto mellito, GDM, è viene scoperto per la prima volta durante la gestazione. Per diagnosticare il diabete gestazionale viene eseguito Si può eseguire subito - intorno alla 12esima-14esima settimana di gravidanza o anche in seguito verso la 24esima - un test chiamato minicurva glicemica. In cosa consiste? Alla futura mamma verrà fatto un prelievo di sangue, poi dovrà bere 50 gr di glucosio a digiuno e dopo un'ora verrà fatto un nuovo prelievo: i valori della glicemia non devono superare i 140 mg/dl. Il diabete gestazionale va tenuto sotto controllo e va curato con un radicale cambiamento nella dieta: niente zuccheri, limite a carboidrati, lipidi e glucidi e molte fibre e proteine.
  • Citomegalovirus (CMV): si tratta di un virus piuttosto comune che non da alcun problema se non in gravidanza, questo perché può essere trasmesso dalla mamma al feto. Per questo vengono effettuati degli esami specifici per verificare la presenza di anticorpi dell'organismo della mamma, che vorrà dire che ha già preso l'infezione ed è immune.

Preeclampsia

Chiamata anche gestosi, è una sindrome che può presentarsi generalmente dopo la ventesima settimana di gestazione e può avere effetti può o meno gravi a seconda della gravità della sindrome. I sintomi sono l’aumento della pressione, l’aumento delle proteine nell’urina e la comparsa di edemi (lividi) su varie parti del corpo (gambe, tronco, mani e viso) e gonfiori agli arti inferiori. La conseguenza principale della gestosi è una scarsa irrorazione sanguigna della placenta il che può provocare un ritardo nell’accrescimento del feto. Per la madre i rischi sono connessi soprattutto all'ipertensione: problemi renali ed epatici, fino ai più gravi come emorragia cerebrale e ictus. Il ginecologo in genere prescrive dei farmaci anti-ipertensivi e continui esami del sangue e delle urine e tiene sotto stretto monitoraggio la salute della mamma e del bambino. Nella maggior parte dei casi se le condizioni peggiorano si decide di intervenire facendo nascere il bambino con un parto cesareo o un parto indotto.

Sindrome di HELLP

Con questo termine si definisce un insieme di manifestazioni patologiche della gravidanza che in genere compaiono verso la fine della gestazione o anche dopo il parto. Le tre caratteristiche di questa sindrome sono: emolisi, aumento degli enzimi epatici, riduzione del numero di piastrine o trombocitopenia. In molti casi la sindrome di HELLP è associata all'ipertensione oppure alla preeclampsia, tra i principali sintomi ricordiamo nella maggior parte dei casi un dolore gastrico, associato a nausea e vomito e malessere generale. L'unica opzione di trattamento per la sindrome di HELLP è indurre il parto prima possibile.

Complicazioni al terzo trimestre

Nel terzo trimestre, quando la gravidanza sta per volgere al termine è importante seguire in che modo il bambino sta crescendo e come l'organismo e il corpo della mamma si adatta a questi grandi cambiamenti. Gli esami e i controlli del terzo trimestre sono fondamentali per valutare la presenza di eventuali disturbi o complicanze che possano creare complicazioni durante il parto o aumentare il rischio di un parto prematuro, o, ancora, che possano giustificare un parto cesareo o anticipato.

  • Pielite: si tratta di un’infiammazione del bacinetto renale e se si estende a tutto il rene si parla di pielonefrite. E' provocata da un’infezione batterica che dall’intestino, dalla vescica o da un altro organo arriva fino ai reni. Durante la gravidanza si è più a rischio perché gli ureteri (i canali escretori che collegano la vescica al bacinetto renale) sono sottoposti a una forte pressione che causa una parziale ostruzione, ostacolando l'uscita dell'urina dai reni. L'infezione è favorita proprio dal ristagno dell'urina. I sintomi della pielite sono soprattutto stimolo frequente ad urinare, bruciore durante la minzione e in corrispondenza dei reni, a volte febbre, nausea e vomito. La pielite va diagnosticata e curata in tempo perché altrimenti si rischiano danni permanenti ai reni della mamma e può aumentare il rischio di un parto prematuro.
  • Pressione alta: in genere si soffre di ipertensione o si è predisposte già prima della gravidanza ma in qualche caso l'ipertensione può presentarsi nel terzo trimestre. Di norma la pressione si abbassa durante la gestazione, quindi viene considerato un campanello di allarme un valore pressorio di 140/90. In questo caso il medico prescriverà degli esami per approfondire la questione, come esame delle urine con dosaggi delle proteine, flussimetria, cardiotocografia ed esami del sangue mirati.
Malattie infettive in gravidanza, rischi e cura

Placenta previa

Altrimenti detta placenta bassa, è una condizione nella quale la placenta aderisce alla parete dell'utero nella parte bassa, quindi in modo anomalo. Se viene diagnosticata a fine gravidanza, la placenta previa può essere causa di un parto cesareo, soprattutto se si tratta di una placenta previa centrale e quindi ostruisce il collo dell'utero, il che impedirebbe al bambino di incanalarsi nel canale del parto.

Gravidanza extrauterina

Capitolo a parte per la GEU, la gravidanza ectopica, che non è una complicanza della gravidanza bensì una condizione molto seria che on solo non può portare in nessun caso alla nascita del bambino ma che rappresenta un problema di salute che può mettere a rischio la vita della donna. In pratica in questo caso l'embrione non si va ad impiantare, ad inizio gravidanza, nell'utero bensì in una sede diversa come nelle tube o nell'addome. Come si fa la diagnosi di una GEU? I primi sintomi sono quelli tipici dell'inizio della gravidanza, con dolori al basso ventre, tensione al seno, nausea, e il test di gravidanza sarà positivo, i valori di beta-hcg aumentano all'inizio per poi crescere però molto lentamente. In sede di ecografia non si osserva nessuna macchiolina o segnale: l'utero è vuoto, a quel punto si deve sospettare una GEU e quindi indagare con ecografie più approfondirete o altri strumenti diagnostici. E' importante localizzare prima possibile l'ubicazione della GEU per asportare l'embrione e ridurre i rischi per la vita della donna.

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