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Incinta e sieropositiva: non rinuncia a diventare mamma

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Una donna britannica sceglie di avere figli nonostante la sua sieropositività

Gravidanza e Aids

Una donna britannica sieropositiva sceglie di avere figli, confidando nella buona sorte. Amanda, intervistata dal Daily Mail, rivela che in fondo anche se il bambino dovesse avere l'Hiv non sarà la fine del mondo.

Amanda è incinta e ha già una figlia di 21 mesi, Saabira, che per fortuna non ha il virus.

Ma andiamo con ordine e raccontiamo la sua storia.

Amanda è sieropositiva ma non rinuncia al suo desiderio di maternità. Suo marito Alì ha sfidato la malattia e ha avuto rapporti sessuali non protetti con lei per avere una figlia. La piccola, Saabira è nata senza virus Hiv ed oggi ha 21 mesi. Ma la coppia non si è fermata lì e ha deciso di dare un fratellino alla piccola e di avere un secondo figlio.

Il test di gravidanza è risultato positivo e Amanda ha scoperto di essere incinta per la seconda volta. La nascita del bambino è prevista per giugno e bisognerà aspettare un po' prima di sapere se anche il secondo bebè sarà stato fortunato come la sorellina.

I primi test si faranno immediatamente dopo la nascita e poi verrà effettuato un secondo controllo dopo tre mesi.

Amanda ha annunciato di non voler fermarsi qui. Se anche questa sarà una bambina ha intenzione di riprovarci per la terza volta per avere un maschio.

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Alla domanda del giornalista se non sia inutile correre tanti rischi, Amanda ha risposto che non ritiene di essere avventata nell'esporre il nascituro al pericolo del contagio perchè in fondo ogni gravidanza comporta dei rischi. E sottolinea che grazie ai farmaci antiretrovirali assunti durante la gravidanza la possibilità che il bambino nasca sieropositivo è inferiore all'1%; una percentuale superiore a quella di avere un bambino affetto dalla sindrome di Down se si porta avanti una gravidanza a 40 anni.

Controversa, però, la sua affermazione che

seppure il bambino nascesse con l'Hiv non sarebbe la fine del mondo

E' vero che grazie ai progressi compiuti dalla medicina oggi una persona sieropositiva ha la stessa aspettativa di vita dei non sieropositivi, ma deve comunque assumere farmaci ogni giorno per tutta la vita. Senza contare che il costo del trattamento anti Hiv si aggira intorno alle settemila sterline l'anno, quindi un trattamento a vita pesa sulle tasche ben mezzo milione di sterline.

Nel mondo ci sono tanti bambini sieropositivi che conducono una vita normale, come possiamo dire che sarebbe meglio se non fossero mai nati? Resiste ancora lo stigma che affligge le persone sieropositive e la gente non capisce che per la maggior parte delle persone la sieropositività è una condizione gestibile che non deve influenzare la vita

Dichiara Amanda, che ha già una figlia di 14 avuta da una precedente relazione che vive con il padre. Amanda ha contratto l'Hiv da un suo ex-partner, ha scoperto di essere sieropositiva solo tempo dopo essersi lasciata con il compagno durante un controllo di routine.

Dopo l'iniziale sgomento, Amanda ha deciso di andare avanti e convivere con la sua condizione senza farsi influenzare pesantemente nella vita di tutti i giorni.

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Fortunatamente il suo sistema immunitario lavora bene ed è molto efficace nel tenere sotto controllo la malattia, al punto che attualmente Amanda non assume nessun farmaco. La sua carica virale è talmente bassa da essere considerata "non rilevabile" ed è quasi impossibile che possa trasmettere il virus a qualcuno.

Portare avanti una gravidanza con l'Hiv

Esistono dei farmaci antiretrovirali che assunti durante la gravidanza riducono notevolmente il rischio di trasmissione verticale - di madre in figlio - del virus. Grazie a questi farmaci il virus non riesce a superare la barriera placentare e a raggiungere il feto. Senza questi farmaci la probabilità  che il bambino nasca infetto è di una su quattro; ma Amanda non deve nemmeno assumere queste medicine visto che la sua carica virale è molto bassa

Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists consiglia alle donne sieropositive che stanno pianificando una gravidanza di attendere prima che i farmaci riducano la carica virale prima di concepire. 

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