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Infezioni delle vie urinarie in gravidanza

Quando si parla di infezioni delle vie urinarie ci si riferisce nella maggior parte dei casi alle infezioni a carico della vescica, come le cistiti, e quelle che interessano i reni, le pielonefriti, provocate generalmente dalla proliferazione dei batteri nel tratto urinario

donna_nudo_corpo_seduzione0Quando si parla di infezioni delle vie urinarie ci si riferisce nella maggior parte dei casi alle infezioni a carico della vescica, come le cistiti, e quelle che interessano i reni, le pielonefriti, provocate generalmente dalla proliferazione dei batteri nel tratto urinario. Si tratta di un disturbo che interessa soprattutto le donne per via della vicinanza dell’orifizio uretrale all’ano e della minore lunghezza dell’uretra, due fattori che favoriscono il passaggio dei batteri nelle vie urinarie.
Nell’80% dei casi il germe responsabile dell’infezione è l’escherichia coli, uno dei più comuni microbi presenti nelle feci. La cistite è tra le infezioni più frequenti e si risolve generalmente con un trattamento antibiotico. Alcune donne sono maggiormente predisposte a sviluppare tali infezioni e sembra che fattori genetici, l’attività sessuale e l’uso di spermicidi possano favorirne l’insorgenza.

Circa il 50% della popolazione femminile adulta riferisce di avere avuto episodi di infezioni delle vie urinarie (IVU) almeno una volta nella vita. Durante la gravidanza, in particolare nel corso degli ultimi mesi di gestazione, una donna è più esposta al rischio di contrarre infezioni del genere. Ciò è dovuto in particolare al fatto che il feto, crescendo di peso e dimensioni provoca una compressione dell’apparato genito-urinario dove spesso si verifica un ristagno di urina in cui proliferano colonie di batteri infettanti. Le statistiche dicono che nel 15% delle gravidanze si riscontra un’infezione urinaria asintomatica, la batteriuria, che delle volte può progredire in infezioni più acute a carico della vescica e dei reni. Sebbene non sia ancora ben chiaro il perché, sembra che in gravidanza infezioni del genere siano associate al rischio di parti pretermine e di rottura prematura delle membrane. Per questo è importante contrastarle ancora prima della manifestazione dei sintomi e a tale scopo, soprattutto alle donne considerate più a rischio, viene prescritto l’esame mensile delle urine.

I sintomi più comuni delle IVU sono :

• frequente bisogno di urinare;
• dolore o bruciore durante la minzione;
• sangue nelle urine;
• fastidio nella parte mediana del basso addome (dolore sovrapubico);

Durante i nove mesi anche la febbre può essere un sintomo di un’infezione delle vie urinarie (soprattutto nel caso delle pielonefriti) a cui la futura mamma, come già detto, è decisamente più esposta.  Nelle donne incinte la presenza di queste o altre infezioni delle vie urinarie viene indagata attraverso una urinocoltura che permette di identificare i batteri che causano il disturbo.

Tramite l’ecografia può anche essere valutato il quadro anatomico generale della donna per poi procedere con una terapia specifica. Un’infezione delle vie urinarie contratta durante i nove mesi necessita comunque di un trattamento aggressivo anche in assenza di sintomi per evitare eventuali complicanze al decorso della gravidanza. Ovviamente la terapia sarà effettuata  attraverso dei farmaci (in genere vengono utilizzati degli antibiotici), che siano ben tollerati in gravidanza e riducano i sintomi che provocano dolore. Due settimane dopo la fine del trattamento spesso viene eseguita un’ulteriore urinocoltura per accertarsi della scomparsa dell’infezione e in caso di recidiva sarà necessario ripetere la terapia.
Sarà opportuno anche sottoporsi periodicamente a delle urinocolture di controllo per essere certi dell’avvenuta guarigione. Sulle misure da adottare per prevenire le IVU gli esperti hanno pareri discordanti.

Alcuni medici consigliano di bere molto, almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, per favorire l’eliminazione dei batteri dalla vescica e anche per contrastare la stipsi, un fattore che può favorire l’insorgenza di un’infezione delle vie urinarie. Altri, al contrario, ritengono che aumentare i liquidi nell’organismo diluisca la concentrazione di antibiotico nella vescica rendendo meno efficace la terapia ma ad oggi non esiste nessuno studio o ricerca che avvalori questa ipotesi

 
Beatrice Spinelli
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