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Infezione da Citomegalovirus in gravidanza

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Quali sono i rischi di contrarre il Citomegalovirus in gravidanza? L'ostetrica ci spiega i sintomi di questa infezione e come comportarsi

Citomegalovirus

Tutte le donne conoscono ormai il rischio di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza e sono a conoscenza anche delle misure precauzionali da adottare. Esiste però un altro virus particolare, più sconosciuto ma da non sottovalutare: il Citomegalovirus. Si tratta di un virus appartenente alla famiglia degli herpesvirus (come la varicella, l’herpes labiale o il virus della mononucleosi).

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Come fare ad accorgersi di aver contratto l'infezione?

Nella maggior parte dei casi e come per la toxoplasmosi la malattia è del tutto asintomatica. Anche nel 10% dei casi in cui si presentino dei sintomi essi non sono specifici e possono essere riconducibili ad una banale influenza, o, in alcuni casi alla mononucleosi (febbre alta, placche dolenti in gola, spossatezza che dura alcuni giorni).

Piccoli rimedi per i disturbi della gravidanza

Per questo motivo all'inizio della gravidanza vengono prescritti degli esami ematici infettivologici, che comprendono anche il citomegalovirus. Nel caso in cui gli esami del sangue rilevino una positività all'infezione o un sospetto si procede con un altro prelievo di sangue chiamato test di avidità (o avidity) che serve a stabilire con approssimazione quando si è venuti a contatto con il virus. Un test di avidità che dia come risultato 60-65% indica che l'infezione è avvenuta oltre 4 mesi prima se invece è uguale o inferiore al 30% indica un'infezione recente.

Cosa fare allora se risulta che l'infezione è recente? Che probabilità ci sono che passi al bambino?

Partiamo dal presupposto che secondo dati statistici la trasmissione dalla mamma al bambino sia circa del 40% se viene contratta per la prima volta. Non è ancora stato dimostrato che esista una correlazione tra il momento dell'infezione e i danni al bambino ma si presume che, essendo un organismo in formazione, il primo trimestre di gravidanza sia quello più pericoloso. Nel caso quindi in cui dagli esami ematici risulti una probabile infezione recente è indicato sottoporsi all'amniocentesi, procedura leggermente invasiva che va a prelevare un campione di liquido amniotico per analizzarlo in laboratorio.

Se risulta positivo probabilmente è avvenuta la trasmissione fetale ma attenzione, l'infezione non è un indicatore di malattia.

Ma se in gravidanza non ho eseguito questo tipo di prelievo come faccio a sapere se il mio bambino ha contratto l'infezione? E cosa rischia un bambino che contrae l'infezione?

Ci sono dei test che possono essere fatti sulle urine del neonato oppure sul sangue che viene normalmente prelevato per altri esami metabolici (test di Guthrie) prima della dimissione dall'ospedale. Non è però consigliato fare questo tipo di esami su tutti i neonati perché l'85-90% sono del tutto asintomatici anche se hanno contratto l'infezione.

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Sintomi del virus trasmesso da madre a figlio

I sintomi principali riconducibili ad un'infezione da Citomegalovirus trasmessa da madre a figlio se dovesse essere sintomatico sono: difetti dell'udito, ittero molto pronunciato specie nei bambini prematuri e in alcuni casi anche ritardo di sviluppo.

Si può curare o prevenire in qualche modo?

Purtroppo aver già contratto la malattia prima della gravidanza non rende immuni e quindi può avvenire un nuovo contagio (anche se in questo caso i rischi di trasmissione si riducono al 2%). E purtroppo non esistono trattamenti farmacologici prenatali sicuri, sono stati testati dei farmaci ma non ci sono abbastanza studi in proposito. Unico modo per prevenire l'infezione o la reinfezione ruota intorno alla parola igiene. Dal momento che il veicolo principale di trasmissione del Citomegalovirus sono i bambini stessi ecco alcune piccole norme igieniche da seguire in gravidanza.

Norme igieniche di prevenzione

  • Se l'attività professionale prevede la cura dei bambini cercare di limitare i contatti con quelli di età inferiore ai 3 anni.
  • Lavare bene le mani con acqua e sapone dopo ogni cambio pannolino o dopo aver pulito secrezioni dal naso o dalla bocca.
  • Non dare baci vicino o sulla bocca a bambini di età inferiore a 5-6 anni.
  • Evitare di condividere con bambini molto piccoli alimenti, bevande, posate, bicchieri e spazzolini da denti.

Facendo i controlli che vengono prescritti e rispettando queste piccole norme igieniche, il rischio di contagio e trasmissione si riduce drasticamente e consente di vivere la gravidanza in maniera serena, come dovrebbe essere.

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