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Diario: falso positivo, il lato incerto della gravidanza

In gravidanza un panino al prosciutto o un bel piatto di pasta possono diventare veri e propri miraggi se le analisi evidenziano il diabete gestazionale. Salvo poi arrabbiarsi e riassaporare queste gioie se ci dicono che quel risultato era un falso positivo

torta_1Qualche giorno prima di Natale 2008 un eccesso di liquido amniotico ed una bambina decisamente cicciottella rispetto alle misure standard hanno fatto diagnosticare a ginecologo ed ecografa un possibile diabete gestazionale, da verificare dopo le feste con l'esame chiamato “minicurva della glicemia”. Il fatto che pesassi 48 kg, non contava, questo insidioso contrattempo colpisce magre e grassocce indistintamente.

Le feste sono trascorse nella tristezza alimentare più assoluta, lontana da ogni tipo di dolce, dai cibi pesanti e limitando al massimo ogni contatto con i carboidrati. Il 2 gennaio finalmente vado a fare questo terribile esame - che consiste nell'ingurgitare 50 ml di glucosio a cui seguono due prelievi - ed il 12 gennaio (10 giorni dopo!) ho i risultati: il diabete gestazionale è confermato: a fronte di un valore che non dovrebbe superare i 120-140, le analisi indicano 170.

Segue una dieta ancora più stretta di quella natalizia; ho fame, 30 gr di pane a colazione non mi bastano, sentire le mie colleghe sgranocchiare confetti, cioccolatini e biscotti nel corso della giornata è terribile, soprattutto sapendo che l'unica merenda che potrò concedermi è uno “sfiziosissimo yogurt magro... bianco”.

I giorni passano, la dieta prosegue, la fame anche. Infatti dimagrisco ma, in compenso, la pelle è luminosa e bianchissima come non lo è mai stata. Tuttavia penso che se è questo il prezzo da pagare per l'eterna giovinezza... invecchio molto volentieri, anche precocemente, chissenefrega.

La fame mi porta a cercare un'ulteriore conferma (o smentita) alla prima analisi e decido di fare il 2° test glicemico, più approfondito del primo: il glucosio da ingerire stavolta è il doppio ed i prelievi sono 4. Scelgo un'altra struttura per ridurre i tempi di attesa e perché, in questo nuovo ospedale, oltre ad aspettare solo 3 giorni per avere i risultati, è possibile scaricarli da internet.

Come giorno X scelgo lunedì 19 gennaio ma la sfortuna mi perseguita: proprio oggi è stato indetto l'ennesimo sciopero dei mezzi. Mi arrangio come posso e prendo il primo autobus che arriva, ovviamente strapieno. Arrivo in piazza S. Giovanni e scendo trafelata, ormai sono le 8.00 e per un'analisi che mi costringerà a stare 5 ore in ospedale è decisamente troppo tardi. Per fortuna bypasso la fila del ticket perché il cartello parla chiaro: “Le donne in gravidanza hanno la precedenza assoluta!” e tra i borbottii dei più anziani e tra gli sguardi di disapprovazione delle casalinghe in coda da almeno 2 ore.... pago il ticket ed entro nell'ennesimo girone dantesco.

Nella sala prelievi l'infermiera è molto gentile e disponibile, ma anche molto originale nelle sue modalità di fare i prelievi: niente laccio emostatico, il braccio deve stare giù e lei infila verticalmente l'ago nella vena senza “traumi”, dice lei. Dopo il primo prelievo mi scioglie 100 gr di zucchero a velo dentro un bicchiere d'acqua e mi incita a berlo velocemente: “E' buono, dai, è come una glassa!”. Ho diversi conati di vomito ma riesco a trattenere la sbobba. Dopo 4 ore ed altrettanti prelievi non sento più le braccia; il destro è decisamente andato, le vene sono gonfie ed un grosso livido comincia ad emergere. Rimarrà li per 10 giorni e per 2 non riuscirò quasi a muovere il braccio.

Alle 13.00 sono fuori.  Il primo pensiero va al triste pasto che mi aspetta a casa (50 gr di pasta integrale) ma che dopo 18 ore di digiuno mi sembra  un banchetto da re.
I giorni successivi passano nell'attesa ma chissà perché ho la sensazione che queste analisi mi riserveranno delle sorprese, ed effettivamente sarà così. Giovedì 22 mattina inserisco il mio codice nel sito dell'ospedale e leggo i risultati del maxi test glicemico per verificare, con grande sorpresa, che tutti i valori sono perfetti. Chiamo di corsa il ginecologo: “Salve, si ricorda di me? Sono quella con fibroma gigante ed il diabete gestazionale!” (è una frase in codice concordata per fargli capire subito chi sono) .
Lui ride, “Certo che mi ricordo signora, mi dica...”... bla bla... “Be', i valori sono perfetti, vuol dire che la prima analisi ha dato un falso positivo... succede... l'analisi da tenere presente è quest'ultima. Complimenti... non ha il diabete, può ricominciare a mangiare...bla bla”.

F
also positivo, un nuovo termine da aggiungere al mio vocabolario medico. Resto un po' in silenzio pensando alle rinunce e alle preoccupazioni dell'ultimo periodo. Insomma è un mese che non mangio e tutto questo per niente. La bambina è grande semplicemente perché faccio bambini grandi nonostante io sia piccola, il liquido amniotico non è poi così tanto e metabolizzo qualunque tipo di zucchero alla velocità della luce.

Quella sera stessa mi concedo un vassoio di frappe e castagnole nel negozio più caro della città e me le gusto come non mai. Se c'è una cosa a cui mi sta abituando questa gravidanza è a non dare mai nulla per scontato. Un elemento importante come la salute o più semplice come un panino al prosciutto o il parmigiano sulla pasta sono “doni” che vanno apprezzati, assaporati... e non ce ne rendiamo conto fino a quando non ci vengono tolti

Sospetto diabete gestazionale: se ne parla nel forum di Pianetamamma
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