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Tutto sul gruppo sanguigno dei bambini

Quali sono i gruppi sanguigni e come viene determinato il gruppo sanguigno di un bambino?

di Beatrice Spinelli

Il gruppo sanguigno è una delle numerose caratteristiche di un individuo, è determinato geneticamente alla nascita sulla base di contributi appartenenti a entrambi i genitori, e viene classificato a seconda della presenza o dell'assenza di alcuni antigeni sulla superficie dei globuli rossi. Sulla membrana degli globuli rossi sono presenti due sostanze (glicolipidi) denominate A e B e definite “antigeni eritrocitari”. La presenza di sostanza A sui globuli rossi definisce i soggetti di gruppo A, la sostanza B quelli di gruppo B, la presenza contemporanea di entrambe, il gruppo AB e l’assenza di entrambe il gruppo 0 (gruppo zero). Si distinguono così quattro gruppi sanguigni: A, B, AB e 0. Il gruppo A è a sua volta suddiviso in A1 e A2; circa l’80% dei soggetti A è A1 e circa il 20% è A2.

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Come abbiamo detto una caratteristica importante dei gruppi sanguigni è l’ereditarietà, per cui, ogni individuo eredita il proprio gruppo da uno dei genitori. Altra caratteristica importante è che nel plasma di ogni individuo sono presenti degli anticorpi “naturali” , prodotti senza un apparente stimolo antigenico, che si formano nel periodo neonatale e che sono apprezzabili dopo il 3° mese di età. Un soggetto di gruppo A possiede la sostanza A sui globuli rossi e anticorpi anti-B nel plasma; un soggetto di gruppo B ha la sostanza B sui globuli rossi e anticorpi anti-A nel plasma; un soggetto di gruppo AB possiede le sostanze A e B sui globuli rossi e nessun anticorpo naturale nel plasma; un soggetto di gruppo 0 non possiede né la sostanza A né B sui globuli rossi e ha nel plasma sia gli anticorpi anti-A che anti-B.

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Nel 1940 è stato scoperto da Landsteiner e Wiener un nuovo antigene chiamato “D” che è stato denominato fattore Rh. In seguito sono stati scoperti altri antigeni denominati C (C grande), c (c piccolo), E (E grande), e (e piccolo) che insieme all’antigene D (D grande) formano il sistema Rh. L’antigene più importante è il D che è presente in circa l’85% dei soggetti. Non è stato trovato l’antigene d (d piccolo), per cui i soggetti che presentano il D sono definiti Rh + (Rh positivi), soggetti che non presentano l’antigene D sono definiti Rh - (Rh negativi). Esistono dei soggetti in cui l’antigene D è molto debole, al punto che non può essere svelato se non con metodiche particolari; questi soggetti vengono definiti Du. Gli anticorpi del sistema Rh sono anticorpi immuni perchè si formano in seguito all’esposizione ad un antigene. I due principali meccanismi con cui si determina l’immunizzazione sono la trasfusione di sangue e il passaggio dei globuli rossi dal neonato alla madre.



In passato l’incompatibilità del fattore Rh tra madre e figlio era considerata una complicazione piuttosto seria della gravidanza (LEGGI). Ora, grazie ad esami specifici e a terapie di ruotine, la situazione è facilmente risolvibile. Nell’85% circa delle persone, i globuli rossi del sangue  possiedono il fattore Rh che permette di classificare il sangue come Rh positivo (+); quando questo fattore è assente, il sangue viene definito Rh Negativo (-): si appartiene all’una o all’altra categoria sin dal momento del concepimento in base alle caratteristiche ereditate dai genitori. Nel caso in cui la madre è Rh – e il padre Rh +  è possibile che il feto erediti il fattore Rh del padre, trovandosi ad avere un sangue incompatibile con quello materno. Questa incompatibilità può provocare problemi nel momento in cui i due tipi di sangue si incontrano, perché il sangue della madre inizia a produrre anticorpi per combattere il fattore estraneo.


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Se la madre è alla prima gravidanza  il problema non non si pone perché grazie la placenta (LEGGI) costituisce una valida barriera tra il sangue della mamma e quello del bambino. Se invece la madre è alla seconda gravidanza o ha avuto un aborto, il suo sangue può essere già entrato in contatto con un sangue incompatibile e quindi produrre anticorpi in grado di attaccare e distruggere i globuli rossi Rh + del bambino. Si possono verificare quindi tre situazioni:

- se la madre è alla prima gravidanza non c'è nessun problema, ma subito dopo il parto verrà eseguita la profilassi antiRh+ per evitare problemi nelle eventuali gravidanza future

- se la madre ha eseguito la profilassi antiRh+ in seguito ad un parto o un aborto precedente, la gravidanza in corso non presenta alcun problema

- se la madre ha già avuto un parto o un aborto (LEGGI) precedente, ma non ha eseguito la specifica profilassi, il bambino è quindi rischio di eritroblastosi fetale.


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In quest' ultimo caso, è necessaria una terapia che impedisca al sangue materno di danneggiare il feto. Il rischio è che si origini una grave malattia, l'eritroblastosi fetale (o ittero emolitico del neonato), che può avere gravissime conseguenze per il bambino. In questo caso la madre e il feto devono essere controllati e monitorati continuamente, l’eventuale malattia viene diagnosticata e seguita con periodiche ecografie (LEGGI) e se necessario si ricorre alla trasfusione di sangue in utero e a una anticipazione del parto. Dopo la nascita il neonato viene sottoposto a terapia intensiva che a volte comprende anche la sostituzione globale del sangue. Per prevenire simili problemi è necessario identificare il gruppo sanguigno e il fattore Rh all’inizio della gravidanza; in caso di incompatibilità tra il sangue della madre e quella del bambino viene effettuato periodicamente un test specifico (test di Combs) che permette di individuare la presenza di eventuali anticorpi dannosi per il bambino e quindi di curare per tempo l'eritroblastosi.


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 É importante inoltre che in casi del genere venga eseguita la profilassi Rh subito dopo il parto, ma anche in caso di interruzione volontaria di gravidanza, di aborto spontaneo e dopo ogni procedura diagnostica  che preveda il rischio di contatto tra il sangue  materno e quello fetale (villocentesi,amniocentesi, funicolocentesi).