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Un prelievo di sangue per evitare l'amniocentesi

L'amniocentesi potrebbe non essere più necessaria per scoprire eventuali malformazioni del bambino. Sarà sufficiente un prelievo dalla futura mamma. A sostenerlo un'interessante ricerca tutta italiana

 

a cura di Elisa Santaniello
Per il momento più bello nella vita di una donna, come l’attesa di un bambino, ecco arrivare dalla medicina un valido aiuto per le future mamme: l’esame invasivo dell’amniocentesi potrebbe essere sostituito da un semplice esame del sangue.


Amniocentesi o villocentesi?


Alla base di questa svolta per le donne una ricerca tutta italiana e l’intesa tra la casa farmaceutica Menarini e la Sign di Singapore (Singapore Immunology Network). Solo una goccia di sangue dunque potrebbe bastare per sapere se il nascituro ha anomali genetiche (sindrome di Down o malformazioni al cuore).

Ne è fermamente convinta Paola Castagnoli, ex Cnr poi alla Bicocca di Milano e al Pasteur di Parigi, scienziata di fama internazionale, dirigente dell’Istituto di Immunologia di Singapore, pronta a firmare un accordo tra il suo maxi laboratorio di Singapore e la Menarini che sostituirà qualsiasi esame invasivo che può provocare danni ai bambini, primo tra tutti l’amniocentesi (prelievo di liquido amniotico dalla cavità uterina) che oggi viene effettuata tra la 16esima e la 18esima settimana.


Possiamo dire addio all'amniocentesi?


Attraverso il macchinario “Deparray”,
la nuova tecnologia isola in modo automatico singole cellule presenti nel sangue mantenendole intatte, vive e capaci di riprodursi, sfruttando i principi della dielettroforesi. Il brevetto arriva da una start up la Silicon Biosystem, creata da due italiani Gianni Medoro e Nicolò Manaresi, ed acquisita successivamente da Menarini. Con questa tecnica si vogliono isolare le cellule fetali da quelle materne, poterle esaminare per poi individuare le 85 malattie genetiche che si possono diagnosticare. La macchina "potrà rivelarsi utile anche per monitorare l'efficacia dei farmaci e l'evoluzione di numerose patologie", sostiene Castagnoli. Il Deparray "costa circa 350.000 euro e al momento nel mondo è presente in una trentina centri, di cui 7 in Italia.

 

 

 

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Dunque si tratta di una sfida tutta italiana, è infatti  il frutto del genio di un giovane ricercatore pugliese, il bioingegnere Gianni Medoro (il primo schizzo della macchina lo fece su un foglietto alla fine degli anni Novanta mentre era seduto in un bar di Bologna dove studiava) che poi, per la ricerca, si è affiancato ad un collega più grande Nicolò Manaresi.


Preana Test: l'esame per scoprire la sindrome di Down


Tra due anni l'analisi potrebbe essere di routine. Fino al allora le trenta macchine sparse per il mondo (7 in Italia) continueranno a lavorare per la ricerca. "Già entro sei mesi - spiega l'immunologa - speriamo di aver messo in luce il marker che ci serve per l’esame del feto. Noi siamo ottimisti, gli italiani hanno la creatività nei geni, e in questo campo, come nella Formula Uno, conta arrivare primi"

Fonte Credits|
Repubblica
100passijournal

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