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Gravidanza con insufficienza renale e ipertensione arteriosa

Grazie ai trattamenti attuali la ripercussione di queste due malattie in gravidanza è molto meglio controllata ed è un fatto eccezionale che la salute o la vita della futura madre ne sia minacciata

ipertensione23-11-2007Grazie ai trattamenti attuali la ripercussione di queste due malattie in gravidanza è molto meglio controllata ed è un fatto eccezionale che la salute o la vita della futura madre ne sia minacciata. Rimane pur sempre vero però che una gravidanza del genere, che rappresenta la tipica gravidanza a rischio, deve essere particolarmente sorvegliata in ambiente specializzato. Infatti gli incidenti rimangono pur sempre frequenti: aborto, sofferenza fetale, parto prematuro.

In caso di insufficienza renale o ipertensione arteriosa, si nota anche maggior frequenza di tossiemie gravidiche. Una tossiemia è la presenza nel sangue di cospicue quantità di tossine provenienti dall’esterno (ad es. di origine vegetale, chimica, batterica) o prodotte dall’organismo stesso (ad es. nella gestosi gravidica).
Si accompagna generalmente a cefalea, febbre e sintomi propri dell’effetto della singola tossina. La terapia si basa sull’impiego del farmaco adatto al singolo caso (antibiotico, antitossina, ecc.). La tossiemia gravidica è un’affezione della donna in gravidanza, che si manifesta con aumento della pressione arteriosa, gonfiore dei tessuti e perdita di forti quantità di proteine attraverso le urine (proteinuria). Si manifesta come preeclampsia, che può evolvere verso l’eclampsia.

L'eclampsia è una seria complicazione della gravidanza ed è caratterizzata da convulsioni.

L'insufficienza renale, ossia la riduzione di funzione dei reni, può presentarsi sotto due diverse forme:

Cronica: i reni vanno soggetti ad una riduzione progressiva delle proprie funzioni con compromissione del bilancio dell'acqua e degli elettroliti, dell'equilibrio tra produzione ed eliminazione degli acidi corporei, dell'eliminazione delle scorie azotate provenienti dal metabolismo proteico, del controllo della pressione arteriosa, del metabolismo di calcio e fosforo, e della sintesi, a livello renale, di eritropoietina, calcitriolo e prostaglandine. L’equivalente morfopatologico dell'insufficienza renale cronica è l’evoluzione in sclerosi di un crescente numero di nefroni (le unità elementari di cui si compone il rene)

Acuta: il rapido decremento della funzione renale si visualizza laboratoristicamente con l'altrettanto rapido calo nell'eliminazione (clearance) della creatinina, sostanza di riferimento proveniente dalla distruzione (catabolismo) muscolare e indice della riduzione della filtrazione a livello del microcircolo capillare (glomerulare) renale. L'aumento dei livelli di creatinina e di urea nel sangue, spie della ritenzione di più complesse scorie azotate, è frequentemente associato a variazioni patologiche del volume urinario, dapprima aumentato (poliuria) per l'incapacità funzionale dei reni di concentrare i soluti in un volume di urine ridotto, poi diminuito, verificandosi le condizioni di oliguria, ovvero di diuresi inferiore ai 500 ml/24 ore, o di anuria, cioè di diuresi inferiore ai 100 ml/24 ore, fino all'assente produzione di urina o all’emissione di pochi ml di essa nell'arco delle 24 ore

Con il termine di ipertensione arteriosa si definisce un aumento anormale della pressione arteriosa. La pressione arteriosa è l’energia con la quale il sangue circola nei vasi arteriosi. Essa dipende dalla spinta impressa dal cuore al sangue e dalla elasticità dei vasi arteriosi: più questi sono rigidi e più la pressione sarà alta. I valori della pressione arteriosa variano con l'età, tendendo ad aumentare con il passare degli anni, e nel corso della giornata, risultando più alti al risveglio, tendendo a diminuire durante il giorno, aumentando in caso di sollecitazioni fisiche ed emotive.
E' in ogni caso desiderabile, alla luce degli studi effettuati una pressione arteriosa con valori inferiori a 140/90 mmHg, dove il primo numero (140) indica la pressione sistolica o "massima" e il secondo numero (90) indica la pressione diastolica o "minima".

In considerazione di questo dato le ipertensioni arteriose si suddividono in leggere-moderate, quando i valori di pressione diastolica giungono sino a 110 mmHg, ed in gravi, quando i valori sono superiori. Su 100 pazienti con riscontro di ipertensione arteriosa solo 3 o 4 presentano delle malattie ben identificabili e curabili che hanno causato l'aumento dei valori pressori. In tutti gli altri casi non è possibile identificare una causa evidente: si parla di ipertensione essenziale, forma più comune di ipertensione arteriosa, nei confronti della quale esiste una predisposizione familiare e che sarebbe legata ad alterazioni da parte delle cellule nella gestione di due sostanze: il sodio ed il calcio

 



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