gpt skin_web-gravidanza-0
gpt strip1_generica-gravidanza
gpt strip1_gpt-gravidanza-0
1 5

La celocentesi

Tra le procedure d’indagine prenatale, quelle cioè che permettono di individuare già nel ventre materno eventuali patologie a carico del feto, vi è la celocentesi, un esame che permette la diagnosi di particolari malattie. Si tratta di una procedura d’indagine fetale invasiva

amniosAl giorno d’oggi i continui progressi delle apparecchiature ecografiche e dell'analisi molecolare, e la possibilità di effettuare delle diagnosi sempre più precoci e dettagliate mettono in primo piano il ruolo dell’indagine prenatale nella prospettiva sempre più concreta della terapia fetale, con i trapianti in utero e la terapia genica.
Tra le procedure d’indagine prenatale, quelle cioè che permettono di individuare già nel ventre materno eventuali patologie a carico del feto, vi è la celocentesi, un esame che permette la diagnosi di particolari malattie. Si tratta di una procedura d’indagine fetale invasiva, perché prevede l’utilizzo di uno strumento (in genere si tratta di un ago) che viene introdotto nell’utero. Tutte le metodiche d’indagine fetale invasive vengono utilizzate con lo scopo di prelevare, nelle diverse fasi della gravidanza, materiale di origine fetale o placentare che verrà poi esaminato per la diagnosi di patologie quali:

·         malattie cromosomiche (Sindrome di Down e altre);

·         malattie genetiche;

·         malattie metaboliche;

·         malattie infettive (rosolia, varicella, citomegalovirus, toxoplasmosi, parvovirus).

È importante sottolineare che non tutte le donne in dolce attesa vengono sottoposte a questo tipo di esami ma solo coloro nelle quali vengono individuati alcuni fattori di rischio, tra i quali:

·         età materna, al momento del parto, superiore a 35-37 anni;

·         infezioni materne in gravidanza o positività a test specifici;

·         indagine ecografica positiva o sospetta di malformazione fetale;

·         positività sul sangue materno dello screening per malattie cromosomiche;

·         precedente figlio affetto da anomalia cromosomica;

·         genitore portatore d'alterazione cromosomica;

·         storia familiare di difetti del tubo neurale;

·         storia familiare d'anomalie cromosomiche;

·         storia familiare di alcune malattie genetiche diagnosticabili con un’indagine del DNA;

·         storia familiare di alcune malattie metaboliche

Per individuare le gravidanze con rischio aumentato di anomalie fetali da avviare alla diagnosi prenatale, gli esperti si avvalgono di esami specifici tra i quali, nel primo trimestre, lo screening ecografico tramite la misurazione della "fetal nuchal translucency"  e nel secondo trimestre del Triplo Test.

In generale le tecniche di diagnosi prenatale invasive permettono l’accesso diretto ai tessuti e alla circolazione fetale e sono finalizzate principalmente all’applicazione dei principi della medicina al feto. L’analisi di un’eventuale anomalia fetale viene sempre eseguita valutando il reale beneficio che possono trarne il feto e la madre e il rischio legato alle procedure applicate.
Infatti la celocentesi, così come tutte le altre tecniche d’indagine fetale invasive (amniocentesi, villocentesi etc), comporta un rischio d’aborto dello 0,5-2%.
Nell’effettuare qualsiasi procedura invasiva il ginecologo si avvale dell’aiuto dell’ecografia che gli permette di visualizzare e raggiungere il punto preciso dal quale prelevare una piccola quantità di liquido. L’ecografia permette quindi di individuare la sede più idonea per il prelievo e di evitare lesioni, derivanti dalla puntura, che potrebbero risultare fatali per il bambino. Attraverso gli ultrasuoni è possibile inoltre valutare in tempo reale le condizioni di salute del bambino.

La celocentesi è una tecnica introdotta all’inizio degli anni ‘90 e viene utilizzata ancora in via sperimentale. Alcuni studi recenti hanno dimostrato la validità di questa procedura per la diagnosi prenatale della talassemia. L’esame viene effettuato tra la 7a e la 9a settimana di gestazione inserendo per via vaginale un ago con il quale si preleva una piccola quantità di liquido dal celoma, una sostanza che avvolge il liquido amniotico. Nel corso del primo trimestre di gravidanza il feto umano è circondato da due cavità: la cavità amniotica e la cavità celomatica che circonda la prima. La cavità celomatica compare all’incirca 4 settimane dopo l’ultima mestruazione e rimane presente sino alla 8-9° settimana, momento in cui comincia a ridursi progressivamente per lasciare spazio alla cavità amniotica.

Il liquido presente nella cavità celomatica contiene delle cellule fetali dalle quali viene estratto il DNA che viene analizzato grazie alle tecniche di biologia molecolare

Beatrice Spinelli
gpt native-bottom-foglia-gravidanza
gpt inread-gravidanza-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-gravidanza-0