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Amniocentesi o villocentesi?

Si tratta di due esami di diagnosi prenatale invasivi ed entrambi servono a diagnosticare in tempi brevi eventuali anomalie cromosomiche del feto. Allora quali sono le differenze e come scegliere se ricorrere ad uno o all'altro?

Si tratta di due esami di diagnosi prenatale invasivi ed entrambi servono a diagnosticare in tempi brevi eventuali anomalie cromosomiche del feto. Allora quali sono le differenze e come scegliere se ricorrere ad uno o all'altro?

Sia l'amniocentesi che la villocentesi sono esami di diagnosi prenatale invasivi, poichè entrambi comportano la puntura e l'inserzione in utero di un ago, che sotto controllo ecografico, permette di prelevare dei campioni, sebbene su tessuti differenti, su cui svolgere l'analisi e la ricerca di anomalie cromosomiche.


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Fino a poco tempo fa la villocentesi era considerata più pericolosa rispetto all'amniocentesi ma gli studi effettuati e le statistiche, dimostrano che, se sono effettuate da mani esperte, la percentuale di aborto o di complicazioni dopo i due prelievi, è la stessa. Nessun dubbio sul fatto che la villocentesi rimanga una tecnica più difficile e complicata, dato che per prelevare i villi coriali, si deve centrare un bersaglio più piccolo e l'ago non può quindi spaziare come per il prelievo del liquido amniotico.

Le differenze

I periodi: l'amniocentesi in genere si esegue a partire dalla 15a /18a settimana e cioè già al quinto mese di gravidanza, la villocentesi si esegue in epoca più precoce, intorno alla 10a /12a settimana e in caso di riscontro di anomalie cromosomiche o genetiche, se la mamma non è intenzionata a portare a termine la gravidanza, con l'amniocentesi avendo ottenuto i risultati in epoca tardiva è costretta ad affrontare un parto abortivo mentre con la villocentesi, che dà la possibilità di scoprire eventuali difetti già dentro al primo trimestre, è possibile effettuare un'interruzione di gravidanza con raschiamento, senza affrontare un vero e proprio parto

Vantaggi e svantaggi: la villocentesi, proprio per la possibilità di diagnosi precoce sarebbe da preferire per quelle gravidanze che hanno già un fattore di rischio estraneo alla gravidanza, ovvero età materna superiore o uguale a 35 anni, precedenti figli con anomalie cromosomiche o genetiche, o ancora esito di traslucenza nucale e Bitest/Tritest positivi. In questa maniera avendo una diagnosi certa già dalla primissima epoca si evita di aspettare tanto tempo ,in caso di reali complicazioni, per  interrompere la gravidanza,che in questo caso si risolve con un raschiamento e non con un parto abortivo (o aborto terapeutico). Tra i suoi vantaggi c'è anche il fattore che la puntura non buca il sacco amniotico, quindi non c'è il rischio di infezione del liquido amniotico. Essendo una tecnica più difficile deve essere eseguita da uno specialista veramente pratico ed esperto



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L'amniocentesi vista l'epoca tardiva in cui si effettua, sarebbe da preferire in quelle situazioni in cui, a gravidanza inoltrata, si rende necessario fare indagini più appropriate, quando dalla morfologica si rilevano malformazioni o difetti del feto o quando la mamma contrae infezioni quali toxoplasmosi/citomegalovirus e rosolia, per verificare se c'è stato un contagio materno-fetale e quindi attuare la terapia o decidere di interrompere la gravidanza, a questo punto con un vero e proprio parto abortivo. Questo esame, comportando anche la penetrazione del sacco amniotico, oltre al rischio di aborto, presenta anche un rischio di amnionite, ovvero l'infezione del liquido amniotico che può portare a sepsi generalizzata

Attendibilità e tempi: nell'amniocentesi abbiamo un'attendibilità quasi assoluta a parte qualche raro, ma possibile, caso di falso negativo/falso positivo, e per avere i risultati dobbiamo aspettare dalle 2 alle 3 settimane; anche nella villocentesi l'attendibilità è quasi assoluta tranne in caso di mosaicismo, ovvero quando i cromosomi risultano diversi in alcune cellule, in alcune sono normali e in altre no e in questo caso per avere diagnosi certa e scoprire se il feto presenta realmente delle alterazioni, si deve ricorrere anche all'amniocentesi. Per la villocentesi si devono aspettare 2 settimane per avere un'analisi completa mentre solo 2/3 giorni per avere un esito sulle cellule che si duplicano subito. In caso di amniocentesi tardiva ci si affida al metodo Fish,che in 48 ore consente di ottenere una risposta ma soltanto parziale.

In cosa consistono i prelievi: nella villocentesi si aspirano circa 10/15 mg di tessuto coriale prelevato dai villi coriali, la parte fetale della placenta; i villi coriali si prelevano inserendo l'ago attraverso l'addome e cercando la parte più spessa della placenta, il prelievo dura circa 10/15 secondi.
Nell'amniocentesi si aspirano circa 20 cc di liquido amniotico dal sacco amniotico; il liquido amniotico si preleva inserendo l'ago attraverso l'addome fino a raggiungere il sacco amniotico, il prelievo dura circa 10/15 secondi

In quali situazioni sono consigliati e cosa si ricerca con questi esami: la villocentesi è consigliata se il rischio è presente già prima della gravidanza per precedenti figli o gravidanze con anomalie cromosomiche, genitori portatori di anomalie cromosomiche o malattie ereditarie monogeniche; se il rischio si manifesta nella primissima epoca della stessa, per traslucenza nucale e Bitest positivi.
Con la villocentesi si ricercano anomalie cromosomiche e alterazioni dei cromosomi 13,18,21,X e Y, malattie reditarie monogeniche come fibrosi cistica, talassemia, distrofia muscolare.

L'amniocentesi è consigliata se il rischio si presenta durante la gravidanza, per Tritest positivo, anomalie evidenziate dall'ecografia o ancora se la mamma ha contratto un'infezione come rosolia, toxoplasmosi e citomegalivirus e quindi bisogna verificare se l'infezione ha soprassato la placenta e ha raggiunto il feto.
Con l'amniocentesi si ricercano le stesse anomalie cromosomiche riscontrabili con la villocentesi e le stesse

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malattie ereditarie monogeniche, inoltre è possibile scoprire se eventuali infezioni in corso hanno raggiunto il feto.

Come si eseguono e quali precauzioni prendere dopo: entrambi gli esami si eseguono inserendo in utero attraverso l'addome, un ago che aspirerà il tessuto necessario per effettuare le indagini prenatali; dopo il prelievo è consigliato non fare sforzi e stare a riposo, almeno per la giornata del prelievo stesso. In caso di contrazioni possono essere somministrati farmaci tocolitici e in casi particolari, di minaccia di aborto o in condizioni che hanno reso difficoltoso il prelievo, può rivelarsi necessario assumere antibiotici.

Dopo il prelievo si possono manifestare, con la villocentesi, piccole perdite ematiche e tensione dell'addome simile alla sindrome premestruale, mentre con l'amniocentesi contrazioni, piccole perdite ematiche e piccole perdite di liquido amniotico.

Ingrid Busonera

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