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Riforma del lavoro e articolo 18: cosa cambia per le donne e le famiglie?

Il governo si appresta a varare la riforma del mercato del lavoro: cosa cambia e quali sarannno gli effetti sulle famiglie?

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Prosegue lo scontro tra governo e sindacati, ma anche tra sindacati e imprese, sulla riforma del mercato del lavoro.
Il nodo della discussione è la possibile modifica dell’articolo 18. La norma nello Statuto dei lavoratori del 1970 vieta i licenziamenti in mancanza di giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti.
Una decisione difficile, una sfida che tanti governi precedenti hanno tentato di vincere, senza successo, e nella quale il governo tecnico guidato da Mario Monti non intende fallire. Il premier ha reso noto che si andrà avanti nonostante tutto, anche se i sindacati non saranno daccordo, anche se non si dovesse trovare un accordo unanime.


Il mercato e l'Europa chiedono all'Italia un cambiamento netto nel mercato del lavoro e il terreno di scontro più aspro è quello che riguarda l'articolo 18.


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L'articolo 18
Qual è la situazione attuale
Varato nel 1970, l'articolo 18 afferma che, nelle aziende che hanno più di 15 dipendenti, i lavoratori possono essere licenziati solo per una giusta causa o un valido motivo. Se il giudice dovesse valutare che il licenziamento (LEGGI) è stato illeggitimo e in violazione dell'articolo 18 può obbligare l'azienda al reintegro del lavoratore nella stessa posizione che occupava prima del licenziamento o, se il lavoratore è daccordo, può liquidarlo con un'indennità pari a 15 mensilitò dell'ultimo stipendio o un'indennità crescente con l'anzianità di servizio.
Attualmente quasi due terzi dei lavoratori sono tutelati dall'articolo 18.

Cosa cambia con la nuova riforma
L'articolo 18 verrà modificato. Il reintegro sarà obbligatorio solo se il licenziamento è stato discriminatorio, se l'azienda licenzia per motivi economici sarà obbligata a versare un indennizzo variabile tra 15 e 27 mensilità; se il licenziamento è causato da motivi disciplinari l'ultima parola spetterà al giudice che potrà decidere se optare per il reintegro o un indennizzo.
Il nuovo articolo 18 si applicherà a tutte le aziende, indipendentemente dal numero di lavoratori.


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Le novità per le famiglie e i giovani
La riforma del lavoro proposta dal governo modifica anche le regole dei contratti a tempo determinato, che non potranno essere reiterati per più di 36 mesi e sui contratti a tempo determinato graverà un aumento dei contributi dell'1,4% a carico delle imprese che servirà per finanziare un nuovo sistema di ammortizzatori sociali.
Viene introdotto un nuovo ammortizzatore sociale, chiamato Aspi (assicurazione per l'impiego), che sostituirà l'assegno di disoccupazione: avrà la durata di un anno per i lavoratori fino a 54 anni, per un massimo di 1.119 euro,  e di 18 mesi per i lavoratori oltre i 54 anni.
Per quanto riguarda le donne saranno vietate le dimissioni in bianco, un'odiosa pratica messa in atto illegalmente da numerose aziende al momento dell'assunzione, e le aziende verranno invitate a sperimentare i congedi di paternità obbligatori (LEGGI) per tre anni.

Fonte: Liquida