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Mamma casalinga vs mamma che lavora

Entrambe le tipologie di mamme non si sottraggono alla cura dei figli e al sostegno della famiglia, ma se la donna lavoratrice è ufficialmente impegnata fuori casa, la casalinga risulta agli occhi di molti facilmente impiegabile per ogni necessità



Le necessità delle famiglia portano molte donne a scegliere di abbandonare il lavoro dopo la nascita dei figli. La sola idea di conciliare lavoro e famiglia è difficile emotivamente, ma la bilancia pende da una parte sola se si inizia a pensare al tempo che la permanenza fuori casa toglierebbe alla cura dei propri bambini.


Una mamma si dimette dal suo lavoro di casalinga. Il video parodia di Brenna


La carenza di strutture e aiuti a sostegno delle mamme lavoratrici spingono ad aumentare sempre più il numero di madri che scelgono di “fare la casalinga”, espressione che in molti ambienti sembra sinonimo di “disoccupata” ma a ben guardare sono invece figure molto ambite dai parenti e dalle istituzioni per coprire ogni necessità.

Il sito americano salary.com ha recentemente diffuso i dati emersi da una ricerca per quantificare economicamente il lavoro delle mamme a casa, se ad ogni loro impegno potesse corrispondere un compenso. E’ emerso che una donna che si dedica alla casa e alla famiglia lavora per circa 94 ore alla settimana, mentre per una mamma che lavora anche fuori casa si parla di 58 ore in casa e 40 fuori. Se il ruolo di autista, cuoca, addetta alle pulizie, baby-sitter eccetera avesse una retribuzione si parlerebbe di un salario annuo di 82.500 euro, quindi quasi 7.000 euro al mese come un manager d’azienda.


Mamma a lavoro o mamma a casa: chi è più felice?


Al contrario la mamma che ha un lavoro fuori casa sembra meno meritevole di stipendi da capogiro. Come se non bastasse la realtà in cui le possibilità di carriera, o anche solo di assunzione, sono limitate quando si hanno figli piccoli, il lavoro di queste ultime in famiglia sembra meno utile. Non è semplice delegare la crescita dei propri figli a qualcun altro, ma gli impegni economici delle famiglie non sempre lasciano aperte alternative. La mamma che lavora fuori casa deve organizzarsi diversamente, rinunciare a molte cose anche se economicamente può permettersi in alcuni casi di pagare chi la aiuta. Ha una gestione delle responsabilità familiari meno serena, per cui ad esempio se il bambino si ammala è un dramma, proprio per la difficoltà ad assentarsi dal lavoro.




Sicuramente entrambe le tipologie di mamme non si sottraggono alla cura dei figli e al sostegno della famiglia, ma se la donna lavoratrice è ufficialmente impegnata fuori casa, la casalinga risulta agli occhi di molti facilmente impiegabile per ogni necessità. Le mamme a casa sono estremamente preziose per tutti i livelli scolastici fino all’adolescenza dei figli. A loro è delegata l’organizzazione di feste, assistenza all’uscita da scuola, sorveglianza in mensa o nella biblioteca scolastica, accompagnamento in gita e acquisto di tutto il necessario per la classe. Quando i figli crescono le mamme casalinghe vengono immediatamente arruolate nelle attività di supporto alle organizzazioni sportive dei figli e al catechismo, cucinando merende, lavando divise, fornendo un servizio taxi anche ai figli delle altre mamme. Non si occupano solo dei figli ma anche dei genitori anziani, dei lavoretti per i vicini e di tutte le pratiche burocratiche che possano richiedere file agli sportelli e viaggi tra i vari uffici. I 7.000 euro al mese forse non arriveranno mai, ma almeno i ringraziamenti speriamo arrivino prima

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