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Intervista a Chiara di "Ma che davvero?": oggi esce il suo libro

Intervista a Chiara, meglio conosciuta come Wonderland, mamma blogger di "Ma che davvero?", mamma giovane, pungente e cool quanto basta, che ha individuato nell’ironia il modo per raccontare 'quello che le mamme non dicono'. E dopo il successo del blog ecco il suo libro

Intervista a Chiara, meglio conosciuta come Wonderland, mamma blogger di "Ma che davvero?", mamma giovane, pungente e cool quanto basta, che ha individuato nell’ironia il modo per raccontare 'quello che le mamme non dicono'. E dopo il successo del blog ecco il suo libro, Quello che le mamme non dicono, edito da Rizzoli e da oggi disponibile in libreria

Ciao Chiara, è quasi strano chiamarti così, dato che per la blogosfera sei Wonderland... come mai questo nick?
E’ un nickname provocatorio: Wonderland è il paese delle meraviglie, ovvero il posto dove “abitavo io” quando mi è piombata addosso la notizia della gravidanza. Improvvisamente, dopo anni china sui libri mi dividevo tra progetti interessanti e feste di lavoro. Dopo anni alle prese con uomini bastardissimi avevo trovato un ragazzo meraviglioso. Dopo anni di dipendenza economica dalla famiglia finalmente riuscivo a uscire di casa. Adoravo la mia vita in quel momento. Mi sentivo forte, piena di possibilità, avevo voglia di costruire su me stessa. E che succede? Trac! Arrivano quelle due lineette rosse sul test (si, in effetti sono un genio…).

copertina_2Iniziamo parlando delle novità: come è nata l'idea di questo libro?
Al quarto mese di gravidanza ho aperto un blog. L’ho chiamato “ma che davvero?” come la frase proferita alla vista del test positivo e ho iniziato a raccontare la maternità a modo mio, senza buonismo e luoghi comuni, cercando di sfatare un po’ quello stereotipo della donna che, non appena prende il pupo in braccio, si trasforma nella mamma perfetta, istantaneamente felice e devota alla causa. Il blog ha avuto un ottimo riscontro tra le donne e le mamme online, ed è proprio da lì che è nata l’idea di “Quello che le mamme non dicono”. Un po’ romanzo, un po’ antimanuale, per ironizzare (e riflettere) sulla figura – ancora sacra, quasi mitologica – della madre.

Non hai avuto paura che così, per fortuna o purtroppo, la tua identità non sarebbe più stata anonima?
Ho pensato avesse più senso firmare il libro con il mio nome

E ora tre domande dalle nostri utenti:
Perchè non hai mandato la Porpi al nido da subito anzichè sclerare per trovare babysitter, ecc.
Perché non avevo bisogno di un posto che la tenesse per così tante ore. Lavorando da casa e avendo l’aiuto delle nonne, spesso risolvevo tenendola un po’ io e un po’ loro, ma avevo sempre qualche ora scoperta in cui dovevo scegliere se giocare a “Winnie the Pooh prende il thè con Hello Kitty” o scrivere una mail importante. Dopo una lunga e complicata ricerca (no, ma qualcuna di voi si ricorda Olga? O Mariela?) finalmente ho trovato una tata per i periodi di extralavoro, e per dare un po’ di tregua alle due povere ed esauste vecchiette (se mi sentono!) Dopo l’estate, comunque, la Porpi è attesa da una bella ludoteca del comune.

Se dovessi pronunciare nuovamente la parole "ma ke davvero... aridaje!", saresti più consapevole e felice di diventare mamma?
Ora che conosco la Polpetta e so com’è bello e intenso il legame con un figlio, lo sarei di sicuro

Più voltre tra i tuoi post traspare il fatto che tu ti senta "limitata" dal fatto di avere una figlia e non poter fare al 100% quel che facevi prima...forse adesso le cose sono cambiate, visto che sei anche andata in Giappone senza la piccola?
Ahahaha, questa storia del Giappone me la riproponete sempre ;) Sai, io conducevo una vita molto diversa, prima. Completamente egoriferita, edonista, indipendente. Il cambiamento è stato uno shock e sì, non ho problemi a dire che all’inizio rimpiangevo molto la libertà di prima. Non credo di essere l’unica a provare questi sentimenti, solo che, appunto, questa è una delle cose che “le mamme non dicono”: in teoria il bambino dovrebbe renderti felicissima anche di riunciare a ciò che prima ti piaceva. Per me non è stato subito così, e per fortuna grazie al blog ho capito di non essere ne’ la Crudelia DeMon della maternità ne’ un’aliena… anzi, sono piuttosto umana.
Con tutto l’amore del mondo, per essere una brava mamma e non sclerare ho tuttora bisogno dei miei spazi di manovra. Tutto questo nel massimo rispetto di mia figlia, non sono una che sta fuori tutte le sere o la molla un weekend si e uno no, ma se capita una bella occasione e so di poterla lasciare in ottime mani, perché no? In generale comunque sento questa “smania” molto meno di prima, più la Polpetta cresce e più cose insieme riusciamo a fare, ed è molto bello.
E’ così per me, non per tutte ovviamente, ognuna vive la maternità nel modo che ritiene migliore e non direi mai che il mio è “quello giusto”, ma è sicuramente “quello giusto per me”.

Progetti per il futuro?
Tanti, ma riassumendo direi: essere felice insieme alla mia piccola famiglia

Un consiglio alle giovani donne che si ritrovano la tua stessa faccia alla vista di un test positivo
L’unico consiglio è: non ascoltate consigli, ascoltate voi stesse. Nessuno è in grado di mettersi davvero nei panni di un’altra donna in momento così difficile e delicato.
Io ho parlato della mia esperienza, e se qualcuna è curiosa di sapere come cambia la vita dal Pampero ai Pampers… beh, ci ho scritto un libro! ;)

Il libro: Lei ha 27 anni, crede nel mojito, nella carriera, nel suo uomo e nei viaggi improvvisati. La nana ha cinque settimane e abita la sua pancia. Scoprirlo significa precipitare in un mondo di donne che sembrano aver abbandonato sogni, ambizioni e personalità per entrare nel sacro ruolo di “madre”. Uno shock che l’autrice-protagonista decide di superare armandosi di buoni propositi, ma soprattutto di ironia e sarcasmo. Dimenticate la mammina trentacinquenne tutta dedizione e sacrificio. Qui si sostiene che è buono e giusto conservare la parte migliore di sé – quella divertente, folle, avventuriera – anche diventando mamma. Che l’istinto materno a volte arriva e altre è in ritardo. Che esistono momenti neri che nessuno racconta, che dopo un mese di neonato ne servirebbero tre di psicoterapia, e che Pampers e Pampero possono andare perfettamente d’accordo

Le altre interviste alle mamme e ai papà blogger

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Intervista a Raffaella, del blog "Mammarsupio"
Intervista a Miralda, del blog "Il cucchiaino di Alice"
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Blog di mamme e papà
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