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Chiesa nella bufera: scandalo pedofilia

Oggi, 19 aprile, ricorre il quinto anniversario del pontificato di papa Benedetto XVI; solo tre giorni fa il Santo Padre ha compiuto 83anni. Queste ricorrenze, che andrebbero onorate gioiosamente, cadono in un momento difficile a causa del recente “scandalo pedofilia“

librirOggi, 19 aprile, ricorre il quinto anniversario del pontificato di papa Benedetto XVI; solo tre giorni fa il Santo Padre ha compiuto 83 anni.
Queste ricorrenze, che andrebbero onorate gioiosamente, cadono in un momento difficile. L’attenzione dell’opinione pubblica resta ferma sul recente “scandalo pedofilia“, che ha innescato una delle crisi più spinose nella storia contemporanea della Chiesa cattolica.
Ratzinger, ricevendo la veste papale dal Conclave del 2005, subentrava all’amatissimo Giovanni Paolo II.

Questi due papati sono profondamente diversi l’uno dall’altro. Wojtyla ha regalato alla chiesa il respiro dei giovani, ha incarnato l’esigenza di umanizzare la parola di Dio per portarla ovunque.
Benedetto XVI, diversamente, è di orientamento conservatore, quindi si tiene più vicino agli ambienti tradizionalisti della chiesa cattolica. Il che ha “interrotto“ il processo di innovazione e svecchiamento coraggiosamente intrapreso da Giovanni Paolo II.
Il solo ritorno ad un “papato alla vecchia maniera” già bastava a rendere ardito e discusso il lavoro di Ratzinger. Ed adesso il compito del Santo Padre si complica ancora di più, perché la chiesa tutta è chiamata fronteggiare una crisi epocale.

L’opinione pubblica è scossa dal probabile coinvolgimento di uomini di chiesa in vicende abiette. E si indigna quando si profila il sospetto che i vertici delle istituzioni ecclesiastiche abbiano potuto insabbiare gli abusi ai danni di minori.
Con enorme scalpore, il Washington Post ha riproposto una lettera datata 1985 e firmata da Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. In questa epistola Benedetto XVI esprimeva le sue preoccupazioni sugli effetti che la rimozione di un prete, implicato in vicende di abusi su minori, avrebbe potuto avere "per il bene della chiesa universale".
Per il tramite del vicedirettore della sala stampa vaticana, e nell’esercizio di un legittimo diritto di replica, il Vaticano ha prontamente chiarito che : "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiarlo con maggiore attenzione.
Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede".


A prescindere dai percorsi seguiti dalla giustizia ecclesiastica, l’opinione pubblica chiede che le eventuali colpe degli uomini di chiesa vengano accertate anche nelle dovute sedi istituzionali.
Per chiarire le proprie posizioni, il Vaticano ha recentemente pubblicato le linee-guida sulla pedofilia. Esse non sono altro che l’esplicazione di un regolamento già operativo all’interno del Dicastero della Congregazione della Fede.
Con l’atto in questione, il Dicastero attribuisce alle diocesi locali il compito di indagare su ogni caso di abuso sessuale su minori presumibilmente commesso da un sacerdote. Laddove l’accusa appaia verosimile va informata la stessa Congregazione. Nelle more del giudizio, al Vescovo è lasciata la facoltà di adottare misure precauzionali a tutela della comunità e delle stesse vittime. Ed a quest’uopo potrà limitare le attività di qualunque prete della sua diocesi.

La Congregazione della Fede, preso atto dell‘accaduto, agirà in modo diverso a seconda della gravità dei fatti. Potrà :
- autorizzare il vescovo locale ad aprire un processo secondo la disciplina canonica;
- informare direttamente il Papa;
- adottare, senza altre formalità, misure cautelari.

Nel primo caso, il sacerdote, che sia stato processato secondo la disciplina canonica e condannato, conserva il diritto a perorare la sua causa dinnanzi alla Congregazione. Infatti, al di fuori delle cause rimesse dinnanzi al Sommo Pontefice, il giudizio finale è sempre di spettanza della Congregazione.
Ai sensi del diritto canonico, la riduzione allo stato laicale è la massima pena comminabile al sacerdote che abbia commesso abusi su un minore.
Questa stessa pena, nei casi più gravi, può essere decisa “ex officio” dal Papa.

La giustizia ecclesiastica prende in considerazione il possibile pentimento del reo; stabilisce, infatti, che il prete pentito può continuare a vestire gli abiti sacerdotali, purché non svolga mansioni pubbliche e si presti ad una vita di preghiera.
Chiaramente una mera afflizione personale ed il semplice isolamento non possono soddisfare l’esigenza di giustizia sentita dall’opinione pubblica. Il documento fa riferimento, in un breve passaggio, al problema del rapporto tra la legge ecclesiastica e quella civile: statuisce che deve sempre essere seguita la legge civile riguardo alla denuncia dei crimini alle autorità appropriate.
Con il rispetto di tale disciplina verrebbero soddisfatte tutte le aspettative di giustizia, a vantaggio della trasparenza degli organi ecclesiastici e di una più piena pulizia dei costumi

Dott.ssa Federica Federico

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